Workshop Richard Kalvar
Dai, vediamo se mi prendono. L’annuncio mi arriva da amici, a Torino arrivano i Masterclass della Magnum. Per quanto mi riguarda la Magnum non è più l’orizzonte al quale guardare per fare fotografia di reportage, ma il “mito” si fa sentire così come l’ego fotografico. Perchè per essere ammessi bisogna essere selezionati. Provo. Passo. E così mi trovo il primo giorno davanti a Richard Kalvar. Apprezzo la sua fotografia ma ne sento anche la distanza e non frequento la street photography (sebbene lui in realtà dice di fare qualcos’altro e con il senno di poi credo che abbia ragione). Avevo tre buoni motivi per non essere li, ma ero li. E questo é quello che conta. La prima mattina passa con l’analisi di un proprio piccolo portfolio. Non ho street e porto una storia solo iniziata, “Danilo”. E li inizio a capire la pasta di Kalvar, già evidente nell’analisi dei lavori che mi hanno preceduto. Attento, non giudicante, valorizza il buono e consiglia come migliorare. Non mi lesina gli apprezzamenti ma sottolinea quello che può far deviare dal percorso. E mi chiede di continuare a lavorare su una storia anche durante il workshop. Ci provo scegliendo di seguire per un giorno e mezzo una mia amica, Enrica, coreografa, mamma, insegnate di espressione corporea e altro. Alla fin del primo giorno l’analisi del parziale lavoro é buona, ma non manca la severità nello scartare due immagini, belle, ma micromosse/sfocate (luce troppo bassa e tempo troppo lungo, fotografo spesso al limite…). Secondo lui, e direi giustamente, ho perso due immagini ottime per un errore tecnico. Buttare via il lavoro. Serve a poco dirsi che la macchina non é mia, ecc. Conta il risultato, perciò, scartate!! C’è ancora una mattina da lavorare e mi rimetto all’opera. Alla fine del tutto il lavoro c’è (se vogliamo ancora parziale) e a fine workshop, a quattro’occhi, arrivano anche le sue parole, che fanno piacere. Serie, non accondiscendenti. Una lezione che difficilmente dimenticherò. Abbiamo lavorato, ha dedicato a tutti il tempo necessario, con serietà e semplicità. Senza retorica, credo di aver imparato un paio di cose, fondamentali.
Il materiale a disposizione permette di far emergere anche un altra storia. Ma questa é quella che alla fine abbiamo scelto. Una considerazione, oltre a ringraziare Enrica e Virginia. La fotografia é veramente un dispositivo straordinario, così ricco e sfaccettato che spesso la si sottoutilizza. Ci chiede impegno e creatività, e se si mettono in gioco i risultati arrivano. E corre, é un passo avanti, non é mai finita.
27
gen
12
uomini di terra
Un progetto nuovo, dal titolo provvisorio, realizzato con Luigi Fracchia – http://gliamicidelbar.blogspot.com – profondo conoscitore di vini e non solo. Un lavoro sul alcune persone che ogni giorno costruiscono un impresa, che nasce dal loro particolare e intimo rapporto con la terra. Le altre puntate sono, per ora, su Flickr – http://www.flickr.com/photos/marcofluens/ -.
28
ott
11











