Siamo nel mezzo della stagione dei matrimoni. Durante questi eventi capita spesso di sedersi al tavolo degli operatori con colleghi sempre diversi e a volte che si conoscono il giorno stesso.
I racconti a tavola sono tra i più disparati, sì certo, parliamo della giornata, di come sta andando il matrimonio, di cosa abbiamo bisogno di inserire in più, se ci sono dettagli a cui fare attenzione…
Ma sono momenti che somigliano un po’ racconti di guerra attorno al falò prima di una battaglia.
“Ai miei tempi i matrimoni si facevano così….”
“Una volta mi è capitato un matrimonio sotto un temporale….”
“Ti ricordi quella volta che la zia della sposa è caduta in piscina?”
E purtroppo a volte però si sentono anche i discorsi che non si vorrebbero sentire.
“L’altro giorno è venuta una sposa in ufficio, arrabbiata, perchè secondo lei il lavoro che abbiamo fatto non era all’altezza”
Questo tipo di frasi aprono un mondo di riflessioni.
Lo sappiamo che non siamo infallibili e sappiamo anche che non sempre il risultato può esser quello sperato.
Sappiamo che ogni matrimonio è a sé; ha allestimenti, invitati, situazioni che lo rendono più o meno fotogenico, più o meno scenico e/o cinematografico.
Ma qua si apre una domanda? Il cliente ha sempre ragione?
Considerando che le polemiche al 99% iniziano alla fine del matrimonio, davanti al risultato allora parliamo della consegna del lavoro.
Quando arriviamo alla consegna non possono esserci sorprese per gli sposi.
- Le foto verranno consegnate su una galleria, gli sposi dovranno sceglierle e dopo verranno post-prodotte solo quelle che gli sposi hanno selezionato?
Va scritto nel contratto - Le foto verranno scelte solo dal fotografo e consegnate in numero limitato o illimitato agli sposi in HD?
Va scritto nel contratto - Le foto verranno consegnate tutte non post-prodotte e solo una piccola selezione di scatti verrà post-prodotta?
Va scritto nel contratto
etc…
Le opzioni possono essere infinite, ma c’è modo per limitare le lamentele degli sposi: fare in modo che questi abbiano le idee chiare fin da subito e nessuna sorpresa alla consegna.
No, il cliente non ha sempre ragione se davanti ad un contratto, che mette nero su bianco tutte le opzioni, tira su polemica, magari anche pubblica (attenzione alla diffamazione!) offendendo e mancando di rispetto al nostro lavoro.
No, il cliente non ha sempre ragione che si fa delle idee circa il nostro lavoro che non sono regolamentate dal contratto. Quindi se si immagina che avremmo dovuto fare cose che non ci spettano.
No, Il cliente non ha sempre ragione quando ci manca pubblicamente di rispetto.
Ma ovviamente per far ciò che niente di tutto questo accada, noi dobbiamo saper quello che facciamo.
Ogni fornitore dovrebbe, per tempo, regolamentare quanto detto nei primi incontri, con un contratto.
Fare dunque il modo che ogni dubbio possa esser dissipato, mettendo anche al sicuro se stesso ed i propri collaboratori, da eventuali accuse infondate o pericolose.
Ogni fornitore ha il compito di tranquillizzare i propri clienti, metterli a proprio agio, spiegare loro che ogni lavoro è a sé. Che le modifiche o gli allestimenti che si trovano in una location non è possibile (forse) ricrearli identici in un’altra.
Che la fotografia con il velo si può fare solo se c’è un velo.
Che la fotografia con la gonna che vola, se si ha un vestito a sirena non verrà uguale…
La coppia deve essere informata, consci noi del fatto che sta andando incontro ad un evento che non ha mai vissuto, che con ogni probabilità non rivivrà più (motivo per cui le aspettative e le esigenze sono altissime) e che non sa neanche come funziona, poiché non ne ha esperienza.
Quelli con l’esperienza siamo noi, siamo guide oltre che fornitori.
Mettiamoci nell’ottica di non ostacolare con saccenza, ma di guidare con gentilezza.